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In
senso oggettivo,
Averill e More considerano la felicità come lo stato
emotivo che proviamo quando siamo
impegnati in
un’attività significativa, e
la stiamo svolgendo al meglio. Ma quanto è
realistica questa performance
ottimale? “la
vita è un
compromesso – scrivono i due studiosi - il
funzionamento ottimale è un ideale teorico quasi mai
realizzabile, e anche se lo fosse, ottimizzare una
funzione significherebbe sempre sacrificarne
un’altra.
Neppure
in teoria la felicità può mai essere completa, e
dopo qualche attimo fugace l’equilibrio dev’essere
ristabilito. E forse è meglio che sia così.”
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