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 Curriculum vitae

Nato a Reggio Calabria l'8 dicembre 1960

1991 – Specializzazione in Genetica Medica - Nuovo Ordinamento Indirizzo Medico, con la votazione 70/70 con lode, discutendo la tesi sperimentale dal titolo “HLA e sclerosi multipla”, in collaborazione con il gruppo di lavoro della I Cattedra di Clinica Neurologica dell’Università di Roma “La Sapienza”, diretta dal Prof. C. Fieschi, e del Centro per la Diagnosi e Cura delle Malatie Demienzialinizzanti sempre della stessa università. 
1988/febbraio – vincitore del concorso per la Borsa di Studio indetta dalla Comunità Europea per la frequenza presso le Scuole di Specializzazione delle Università Italiane, presso l’Università degli Studi “La Sapienza” di Roma.
Durante la Scuola di Specializzazione, ha approfondito gli studi sul “Complesso Maggiore di Istocompatibilità Umano (HLA)”, con particolare riferimento alle sue applicazioni cliniche sui seguenti argomenti: 
Associazione HLA e malattia 
Poliabortività 
Immunopatologia della riproduzione umana 
1987/novembre - vincitore del concorso per l’accesso alla scuola di specializzazione in “Genetica Medica -Nuovo Ordinamento Indirizzo Medico” presso l’Università degli Studi “La Sapienza” di Roma. 
1986 – Laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli Studi di Messina con la votazione 110/110 con lode e diritto alla pubblicazione, discutendo la tesi sperimentale dal titolo “Alterazioni di origine genetica della sintesi dell’emoglobina” 

Qualifiche
Dal 2003/dicembre – Titolare dell’insegnamento Biologia e Patologia Generale, per il corso di Osteopatia presso l’Accademia Superiore di Medicina Osteopatica di Tivoli. 
Dal 2003/ giugno – Coordinatore sanitario presso l’erigenda Università “S. Pio X” di Subiaco, per le Facoltà di Medicina e Chirurgia ed Odontoiatria. 
Nel 2003 – Membro effettivo della Comissione Nazionale per la malattia di Alzheimer sotto il patrocinio del Ministero della Salute. 
Dal 2002 – Consulente per le Patologie a Rilevanza Genetica per l’”ANASTE – Associazione nazionale Strutture Terza Età” 
Dal 1997 – Consulente per la Genetica Clinica e l’Immunopatologia della Riproduzione Umana dell’ “AGICO- Associazione Ginecologi Consultoriali”. 
Dal 1991 al 2003 – Responsabile del servizio di Immunogenetica, di Immunopatologia della Riproduzione Umana e Poliabortività, presso il “Consultorio di Genetica S.r.l.”, del “C.E.C.O.S. “ di via Po, 45 Roma ; del “Laboratorio Analisi Cliniche Giarnieri” via Po, 43 Roma, del Laboratorio “Genoma S.a.s. – Servizio Analisi del DNA” via Po, 102 Roma, e dei 7 Centri Clinici di riferimento del “Gruppo Sanitario Euromed”, via Roma nr. 181 Guidonia Montecelio. 
Dal 1991 al 1993 – Direttore Scientifico della “Genetica S.p.A.”, Roma. 

Pubblicazioni
Vanta 67 partecipazioni a Congressi, dei quali 18 come relatore e 7 come moderatore.
Ha in attivo 34 pubblicazioni delle quali 12 su riviste internazionali.

P.IVA 0598441006
Iscritto all'ordine dei Medici Chirurghi di Reggio Calabria n. 5487 del 17/03/1987

 

Infertilità immunologica maschile, femminile e di coppia
I disturbi del sistema immunitario possono portare a fallimento riproduttivo in diversi stadi del processo di riproduzione: infertilità inspiegata, fallimento ripetuto della Fecondazione in Vitro (FIV) o della microiniezione di spermatozoi (ICSI), aborto spontaneo ripetuto.

Endometriosi
L’endometriosi è una malattia  caratterizzata dalla presenza di tessuto endometriale in sede ectopica, cioè all’esterno della cavità uterina. È il secondo disturbo ginecologico per importanza dopo i fibromi dell’utero, e pur essendo di natura benigna, nel tempo risulta  progressiva ed invalidante. Lo sviluppo dell’endometriosi è un processo complesso probabilmente facilitato da molti fattori, tra i quali l’aumento dell’attività infiammatoria e la quantità e qualità delle cellule endometriali nel liquido peritoneale, l’aumento delle aderenze e l’angiogenesi (la formazione di nuovi vasi sanguigni), la ridotta funzionalità immunitaria associata a ridotta eliminazione delle cellule endometriali, e infine, in apparente contraddizione con l’attenuata immunosorveglianza, la maggiore produzione di autoanticorpi sierici e peritoneali. A differenza del trattamento farmacologico convenzionale, che sopprime l’attività ormonale ovarica, il trattamento immunologico dell’endometriosi non inibisce l’ovulazione. Infatti, non è solo l’endometriosi in sé a interferire con la fertilità, anche il suo trattamento può essere considerato, in un certo senso, un fattore di infertilità.

Vasculite testicolare autoimmune
“Vasculite” è il termine generico che descrive un gruppo di malattie caratterizzate dall’infiammazione dei vasi sanguigni di tutte le dimensioni, dai più grandi come l’aorta fino ai piccoli capillari della pelle. La dimensione del vaso colpito dalla malattia varia in funzione del tipo specifico di vasculite. La vasculite localizzata limitata a uno specifico sito anatomico o organo è spesso istologicamente indistinguibile dalle forme più gravi e sistemiche della vasculite. Per definizione, la vasculite localizzata coinvolge i vasi di una regione vascolare confinata o un singolo organo senza evidenza clinica di infiammazione generalizzata. Il riconoscimento della natura localizzata o sistemica del processo vasculitico è fondamentale per porre una diagnosi corretta e prescrivere la terapia adeguata.

Anticorpi antisperma
Molti studi confermano che gli anticorpi che si formano sulla superficie degli spermatozoi e nel muco cervicale femminile (o nel sangue in entrambi i sessi) possono interferire con la motilità degli spermatozoi e con la loro interazione con gli ovociti. Questa condizione è presente in circa il 10% dei casi di infertilità maschile inspiegata (idiopatica) e in ben il 25-40% dei casi di infertilità di coppia senza causa apparente. L’immunoinfertilità o infertilità immunologica dovuta alla presenza degli anticorpi antisperma è, come dimostrano i dati statistici disponibili, una causa importante di infertilità negli esseri umani. L’infertilità immunologica di coppia può avere luogo anche quando il muco cervicale femminile si costituisce come un ambiente ostile allo sperma perché produce anticorpi diretti contro gli spermatozoi del partner. Nell’infertilità immunologica maschile, invece, gli anticorpi antisperma si attaccano a diverse parti dello spermatozoo e interferiscono con la fertilità in diversi modi: gli anticorpi presenti sulla coda (flagello) degli spermatozoi tendono a immobilizzarli e a farli agglutinare (aderire) tra di loro, mentre gli anticorpi antisperma che aderiscono alla testa degli spermatozoi possono impedire l’attraversamento efficiente del muco cervicale femminile, e anche quando l’ovocita venga infine raggiunto, possono rendere critica o impossibile la fecondazione. Gli anticorpi antisperma circolanti, ovvero presenti nel sangue, sono invece rilevabili nella maggior parte (70%) degli uomini che si sono sottoposti a vasovasostomia, l’intervento di ricostruzione delle vie seminali successivo alla vasectomia (resezione dei dotti deferenti che trasportano gli spermatozoi), i quali mostrano la presenza di anticorpi antisperma anche nel plasma seminale.

Malattia ovarica autoimmune
Le malattie autoimmuni appartengono alla categoria dei processi reattivi nei quali l’organismo autoaggredisce i propri organi o tessuti perché non è in grado di riconoscerli come di appartenenza (self). Nell’autoimmunità ovarica, gli anticorpi anti-ovaio prodotti dall’attivazione della risposta immunitaria possono essere diretti contro le cellule ovariche, l’ovocita, e i tessuti che lo circondano (zona pellucida). Alcune donne hanno anticorpi diretti contro cellule ovariche e ovociti, altre hanno uno solo di questi anticorpi. L’autoimmunità ovarica è associata in primo luogo alla menopausa precoce o fallimento ovarico precoce (POF) e all’infertilità inspiegata. È possibile che l’infertilità inspiegata autoimmune costituisca uno stadio precoce della POF autoimmune, ma a oggi non ci sono dati conclusivi in merito. Mentre alcuni tipi di POF hanno un’origine genetica come la sindrome di Turner o sono imputabili alla chemioterapia, un numero crescente di studi evidenzia che circa la metà dei casi di POF è causato da un attacco autoimmune ai follicoli ovarici e agli ovociti.

Aborto spontaneo ripetuto
Prendersi cura di una donna con aborto spontaneo ripetuto significa in primo luogo essere capaci di empatia. Fiducia e confidenza nel medico sono il risultato di un approccio pieno di tatto, ma aperto e sincero.

Aborto spontaneo ripetuto o ricorrente (poliabortività)
L’aborto spontaneo è la perdita della gravidanza senza causa ovvia prima della ventesima settimana di gestazione. Termina in questo modo circa il 15% di tutte le gravidanze note (gravidanze cliniche), ma questa percentuale è probabilmente molto più elevata perché numerosi aborti spontanei avvengono a uno stadio così precoce della gestazione che spesso la donna non sa neppure di essere gravida (gravidanza occulta). Nella maggioranza dei casi l’aborto avviene prima della dodicesima settimana.

La tolleranza immunologica incompleta provoca la perdita della gravidanza, o in altri termini, le cause immunologiche dell’aborto spontaneo comprendono o un problema interno all’embrione che fa sì che i segnali alle cellule immunitarie materne siano inappropriati, o un problema delle cellule immunitarie materne che le rende incapaci di rispondere adeguatamente ai normali segnali embrionali.

  • I segnali embrionali
    Gli antigeni presenti sulla superficie dell’embrione o prodotti dall’embrione devono segnalare alle cellule immunitarie materne che si tratta di materiale biologico “self” e non di “non-self” o estraneo, di modo che nella gestante non si produca una risposta immunitaria che porta al rigetto dell’embrione. L’HLA G è l’ antigene che l’embrione secerne proprio per inviare questo segnale. Le anomalie nel meccanismo di segnalazione dell’HLA G quale causa di perdita ripetuta di gravidanza possono essere scoperte attraverso l’analisi del gene HLA G materno e paterno (HLA Typing) o misurando l’HLA G solubile negli embrioni fecondati in vitro (nella Riproduzione Assistita). La più frequente mutazione genetica HLA G rilevata nelle coppie con storia di aborto ripetuto è l’HLA G-725C/G

  • La risposta immunitaria materna
    Quando il sistema immunitario materno non risponde adeguatamente alle cellule embrionali si produce in genere una perdita della gravidanza. Esistono analisi specifiche per identificare le cellule immunitarie che funzionano in modo inappropriato: RIP (Reproductive Immunophenotype) e NKa (NK activation assay) per le cellule NK, misura del RIP attivato e delle cellule T regolatorie (CD4+25+) per le cellule T, ETA (Embryotoxicity Assay) per valutare la presenza di anticorpi antitiroide o di embriotossine, e infine si valuta la funzionalità delle cellule B controllandone la produzione di autoanticorpi, compresi gli anticorpi antifosfolipidi, gli anticorpi antinucleo, gli anticorpi antitiroide e il lupus anticoagulante

  • L’isoimmunizzazione durante la gravidanza
    Una donna Rh negativa può sviluppare una reazione immunitaria (alloimmunità) se nel suo sistema circolatorio entra sangue Rh positivo attraverso una trasfusione da donatore Rh positivo o in seguito a una gravidanza con feto Rh positivo. Questa condizione, più probabile durante il parto ma che si può sviluppare occasionalmente anche nella parte finale della gravidanza, si può produrre quando dall’accoppiamento di una madre Rh negativa e di un padre Rh positivo nasce un feto Rh positivo.La sensibilizzazione iniziale è così bassa che i normali test di laboratorio non sono in grado di rilevarla, tuttavia queste donne tendono a sviluppare una risposta molto forte a stimoli successivi.

 

I fattori di impianto
Il sistema immunitario ha il compito di difendere l’organismo dalle malattie riconoscendo e attaccando le sostanze estranee. Normalmente il corpo della madre protegge il feto dagli attacchi dei suoi anticorpi, ma in alcuni casi questa protezione può essere assente. L’organizzazione di una risposta immunitaria contro un organismo infettivo o un tessuto estraneo (si pensi per esempio ai trapianti d’organo) risulta nella rapida rimozione o rigetto a opera di alcune cellule; nel caso della gravidanza questa reazione si manifesta invece contro l’embrione, impedendone l’impianto o provocando poliabortività.

I fattori autoimmuni
problemi immunologici potrebbero essere responsabili, secondo le ultime ricerche, di fino al 40% dei casi di infertilità sine causa (senza causa) e di ben l’80% dei casi di aborto spontaneo sine causa. Le coppie con infertilità e poliabortività possono usufruire di un’ampia gamma di test immunologici. Inoltre, poiché tali problemi  spesso provocano fallimento dell’impianto, anche le coppie con embrioni “buoni” che falliscono l’impianto durante le procedure di fecondazione in vitro sono ottime candidate per questo tipo di screening. In relazione alla perdita ricorrente di gravidanza, assumono rilevanza clinica tre tipi di anticorpi antifosfolipidi (aPL): il lupus anticoagulante (LAC), gli anticorpi anticardiolipina (aCL), nonché tutti i markers sierologici correlabili a diagnosi di collagenopatia autoimmune. La presenza degli anticorpi antifosfolipidi è riconducibile a trombosi arteriose e venose, trombocitopenia autoimmune e anemia emolitica autoimmune. Circa l’80% delle pazienti con anticorpi antifosfolipidi e morte fetale mostra anche evidenza di trombosi e infarto placentari.

La sindrome antifosfolipidi
La sindrome antifosfolipidi (APS) è una condizione autoimmune recentemente riconosciuta che si manifesta con perdita fetale, trombosi, o trombocitopenia autoimmune. Le donne con questi tratti clinici devono essere sottoposte a test per lupus anticoagulante (LAC) e anticorpi anticardiolipina (aCL). La sindrome aumenta il rischio di morbilità (malattia) materna e fetale e di mortalità fetale durante la gravidanza. La percentuale di perdite fetali può superare il 90% se la paziente con la sindrome antifosfolipidi non viene trattata, e la sindrome è anche associata all’infertilità e a complicazioni della gravidanza quali l’aborto spontaneo, la prematurità e la natimortalità.

La trombofilia
Quando la tolleranza immunologica si è stabilizzata e l’impianto nell’utero è completato, il meccanismo di altre cause immunologiche può ugualmente provocare la perdita della gravidanza a causa della formazione di coaguli o trombi (trombofilia o stato pretrombotico), una condizione che per cause congenite o acquisite provoca una predisposizione al tromboembolismo arterioso o venoso e una tendenza alle recidive. I soggetti con trombofilia congenita sono particolarmente esposti durante la gravidanza e il puerperio. La gravidanza viene compromessa perché l’ostruzione dei vasi della placenta attraverso i quali vengono portati sangue e nutrienti al feto ne impedisce la sopravvivenza.

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