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Lo shopping compulsivo
della d.ssa Silvia Antares Rivelli

Lo shopping compulsivo è un disturbo caratterizzato dall’impulso irrefrenabile all’acquisto, che viene effettuato per alleviare uno stato di tensione interna insostenibile, causando compromissione delle sfere psicologica, relazionale, lavorativa e finanziaria. Tale disturbo affligge maggiormente il sesso femminile e tende a manifestarsi intorno ai 35-40 anni.

Molto spesso non è facile segnare il confine tra acquisto normale e acquisto patologico, e pertanto questa patologia può restare a lungo misconosciuta prima di essere diagnosticata, anche grazie all’incoraggiamento sociale al consumismo che regna sovrano nella nostra società.

Mentre l’acquisto normale viene in genere effettuato per soddisfare un bisogno, l’acquisto patologico avviene sotto la spinta della compulsione, cioè per alleviare una sensazione di malessere. Tuttavia le sensazioni di gratificazione e di benessere che conseguono l’acquisto sono estremamente effimere e tendono a essere velocemente sostituite da profondi sensi di colpa, vergogna e vuoto che rinforzano ed amplificano il disagio iniziale creando un circolo vizioso dal quale è assai difficile uscire.

Questo disturbo viene incluso nel gruppo delle nuove dipendenze: le dipendenze senza sostanza. Infatti anche lo shopping compulsivo presenta caratteristiche tipiche delle dipendenze, quali: il craving (incapacità di controllare l’impulso a mettere in atto il comportamento, anche se si è consapevoli che è disfunzionale e dannoso), la tolleranza (tendenza ad incrementare progressivamente il comportamento in questione), l’astinenza (malessere nel caso dell’impossibilità di effettuare acquisti), l’immersione totale del soggetto che tende a trascurare tutti gli altri aspetti della propria vita, essendo completamente assorbito dal comportamento patologico, e infine la tendenza a nascondere agli altri questo fenomeno.

Molto spesso il disturbo da shopping compulsivo si accompagna a una struttura di personalità molto fragile, connotata da una bassa autostima, tendenza a sperimentare profondi sentimenti di vuoto e inadeguatezza, e scarsa tolleranza alle frustrazioni. In effetti la modalità esistenziale dell’avere, incentrata sulla brama di possesso di oggetti che danno la sensazione di potere - opposta alla modalità esistenziale dell’essere, domina nel mondo contemporaneo e può essere centrale nel tentativo illusorio di compensare le proprie insicurezze.

Per quanto riguarda il trattamento di questo tipo di patologia si suggerisce la psicoterapia, da integrare eventualmente con un ausilio di tipo farmacologico. Il trattamento psicoterapico fondamentalmente si propone di lavorare sulle emozioni e sull’autostima, al fine di incrementare quest’ultima e di aiutare il paziente ad acquisire una consapevolezza progressivamente crescente dei propri vissuti emotivi. Il trattamento farmacologico generalmente consiste nella somministrazione di antidepressivi, soprattutto appartenenti alla categoria SSRI (inibitori selettivi del reuptake della serotonina), essendo la serotonina un neurotrasmettitore frequentemente implicato nel controllo della gestione degli impulsi.

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