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Osteopatia e qualità della vita nella terza età
di Andrea Innocenti

Osteopatia e qualità della vita: un binomio possibile che, soprattutto nella terza età, acquisisce particolare valore, rivelando le grandi potenzialità della terapia manuale sulle patologie cronico degenerative tipiche dell’età che avanza, a partire da artrosi e artriti.  

L’osteopatia è una terapia che, per sua stessa natura, dedica un’attenzione a 360 gradi alla struttura del corpo umano inteso nella sua interezza (ossa, muscoli, legamenti, fascia, tessuto connettivo, oltre che sistemi nervoso, linfatico e circolatorio).


Essa usa tecniche manipolative mirate al riequilibrio dei meccanismi del nostro corpo andati in disfunzione, ristabilendo la loro integrazione, anche a livello motorio. Ecco quindi che l’osteopatia trova una forte applicazione nelle disfunzioni che spesso caratterizzano la terza età e che, se non adeguatamente trattate, possono rivelarsi fortemente invalidanti.

L’artrosi è degenerativa: causa un deterioramento progressivo della cartilagine che non è in grado di rigenerarsi, provoca una riduzione crescente della motilità, si sviluppa nel tempo e può renderci difficili le azioni manuali più semplici. Colpisce soprattutto ginocchia, anche e colonna vertebrale che diventano rigide e limitate nei momenti.

L’artrite, invece, è  infiammatoria: mina non solo le ossa e le articolazioni, ma tutto l’organismo.

Il dolore, profondo e localizzato, è il principale sintomo: la fase più acuta si ha al mattino, durante i primi movimenti. Ma i sintomi variano fortemente in base all'area interessata: così l’artrosi cervicale può causare anche cefalea, brachialgia (dolore lungo le braccia), vertigini, nausea, rumori cervicali (descritti come "sensazione di sabbia che fa attrito"); mentre quella dell'anca (o coxartrosi) può portare zoppìa o difficoltà nelle comuni attività, come infilarsi le scarpe, accavallare le gambe, o scendere le scale.

L’artrosi del ginocchio (o gonartrosi) provoca invece deformità dell’articolazione, zoppìa o vistosa ipotonotrofia della coscia (riduzione della circonferenza della coscia a causa della perdita del tono muscolare); la rizartrosi, infine, colpisce la base del pollice e prende di mira in prevalenza le donne sopra i 45 anni. 

In tutti questi casi, il trattamento osteopatico può migliorare la mobilità delle articolazioni, ridurre l’infiammazione e, di conseguenza, il dolore: esso, infatti, nella sua applicazione di tipo strutturale (l’osteopatia contempla anche azioni viscerali  e cranio-sacrali) interviene su tutte le problematiche della struttura osteo-articolare e muscolare.

L’azione osteopatica sarà ritagliata “su misura” sul paziente, così da individuare le mobilizzazioni manuali migliori: essa utilizzerà una serie di manipolazioni assolutamente dolci che coinvolgeranno

articolazioni, muscoli e legamenti. L’osteopatia ha un ruolo cruciale sia nella fase di prevenzione che in quella di trattamento di questo tipo di patologie che non possono essere curate solo farmacologicamente. Non solo: essa aiuterà il paziente a individuare la propria postura antalgica migliore, così da permettergli di gestire autonomamente, almeno in parte, il problema.

Ai trattamenti osteopatici, potranno inoltre essere abbinate un'attività motoria in acqua a 35°C, l'Horizontal Therapy, la Tecarterapia e la Magnetoterapia.  

Fondamentale anche la prevenzione: dal controllo del peso corporeo e dei dosaggi ormonali all'insorgere della menopausa, alla necessità di evitare traumi ripetuti sulle articolazioni (tipici soprattutto di determinati lavori).

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