Il
laser non migliora i risultati dell'autotrapianto
del dott. Carlo
Grassi
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L'utilizzo del
laser CO² pulsato e di qualsiasi altro tipo
di laser non facilita la procedura
dell'autotrapianto, ma la rende, anzi, più
problematica e meno sicura. Bisogna infatti
capire che il laser emette un fascio di luce
in grado di produrre una sezione di tessuto
fotocoagulando le cellule che attraversa.
Pur molto
limitato, pochi micron, esso produce
una danno nel cuoio capelluto che può
interessare anche i bulbi piliferi.
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Considerando
che una seduta media effettuata presso un centro
specializzato prevede l'inserimento di 1.000/1.500
innesti questo microtrauma diviene sensibile ed arreca
un edema ed una infiammazione reattiva non
trascurabili che si traducono in una convalescenza più
lunga e problematica con gonfiori e fastidi discreti e
prolungati.
Altro
effetto negativo dell'uso del laser è una ridotta
percentuale di attecchimento degli innesti in quanto la
sede ricevente, il microsolco dove si inserisce la unità
follicolare, ha minore capacità di nutrire il tessuto
trapiantato. Normalmente quando l'inserimento avviene con
l'uso delle microlame,
la parte che sopravvive e produce capelli è quasi del
100%. Ultimo inconveniente possibile è un eventuale
danno dei bulbi adiacenti la sede di azione del laser
nel cuoio capelluto con accentuazione dell'effluvio
postchirurgico e comparsa dopo l'intervento di un
diradamento che può perdurare alcune settimane e non
regredire completamente.
Per tutti
questi motivi quasi nessun chirurgo in tutto il mondo
ricorre a questa metodica. L'autotrapianto resta
un'opera di alto artigianato che non richiede
apparecchiature speciali ma solo una grande manualità
ed esperienza da parte dell'équipe che esegue
l'intervento. Quando eseguito "a regola
d'arte" i risultati, sia nell'uomo che nella donna,
sono eccellenti, naturali e duraturi.
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