L'incontinenza
urinaria femminile (parte 1)
della d.ssa Patrizia
Beneforti
|
|
L’incontinenza
urinaria viene definita come la perdita
involontaria di urina che
rappresenta un problema igienico sociale
obiettivamente dimostrabile. E’ un
sintomo, un segno, non una diagnosi.
L’incontinenza
urinaria è un problema molto diffuso nella
popolazione femminile, ma è confessato solo
da poche donne. |
L’incontinenza
urinaria colpisce
milioni di persone nel mondo, l’85% dei quali
sono donne. Le stime indicano che una donna su tre
soffre di questo disagio, più di un terzo delle donne
anziane sane. Eppure questo disturbo, se affrontato in
modo adeguato, può scomparire o essere tenuto sotto
controllo in maniera molto efficace.
L’incontinenza
urinaria è l’incapacità di controllare e trattenere
perdite di urina: tutto questo ha un impatto negativo,
di grande rilevanza, su tutti gli aspetti della vita di
chi ne è affetto, con conseguenti problemi psicologici,
affettivi, relazionali, e sull’ambiente di lavoro. La
donna perde cosi la sensazione del controllo del proprio
corpo.
Le
donne sono maggiormente colpite rispetto agli uomini,
perché l’anatomia degli organi femminili
predispone a problemi
dei meccanismi di tenuta. Nella donna questi
organi vengono messi a dura prova durante il parto
naturale, inoltre nella menopausa vescica e uretra, gli
organi che in condizioni naturali permettono la
minzione, vanno incontro a modificazioni fisiologiche.
Le
cause principali e le condizioni favorenti
Sono
il parto vaginale, traumi del perineo, stitichezza,
obesità, infezioni urinarie, menopausa, invecchiamento,
fumo eccessivo, uso di caffè. Il parto vaginale
contribuisce a indebolire notevolmente il pavimento
pelvico. Durante l’espulsione del bambino, infatti, i
muscoli che circondano l’uretra e lo sfintere possono
sfiancarsi perdendo tono e forza contrattile. Il parto
può inoltre provocare uno stiramento e compressione di
alcune strutture nervose
e provocare dei danni funzionali.
Torna
indietro |