Immunologia
dell'endometriosi
del dott. Francesco
Maria Cutrupi
|
|
L’endometriosi
colpisce tra il 2 e il 10% delle donne in età
riproduttiva - dal menarca alla menopausa - ed
è indipendente dall’etnia, dalla condizione
socioeconomica e dall’avere avuto o meno una
o più gravidanze. Talvolta è presente anche
dopo la menopausa, e il trattamento ormonale
sostitutivo assunto per controllare i sintomi
menopausali può provocare la persistenza di
quelli endometriosici
|
Il
25-50% delle donne infertili risulta affetto da
endometriosi, e tra queste è infertile il 30-50%.
L’età media della diagnosi è 27 anni, ma l’endometriosi
può insorgere anche nell’adolescenza. Nelle donne con
endometriosi grave associata ad alterazioni
dell’anatomia pelvica, l’incidenza dell’infertilità
è elevata perché la malattia compromette i meccanismi
di prelievo ovocitario
e del trasporto tubarico, anche se possono
risultare infertili anche donne con endometriosi minima
o anatomia pelvica normale. I meccanismi che
interferiscono con la fertilità sono: (a) maggior
incidenza della sindrome del follicolo ovarico
luteinizzato (oocita intrappolato); (b) maggior
produzione di prostaglandina peritoneale o maggiore
attività dei macrofagi peritoneali, che provoca
fagocitosi (ingestione e distruzione) dell’oocita; (c)
non-recettività dell’endometrio a causa di una
disfunzione della fase luteale o per altre anomalie.
Il liquido peritoneale (LP), quella piccola quantità di
liquido presente nella cavità addominale che contiene
stomaco, fegato, intestino, l’utero e le ovaie, nelle
donne con endometriosi pelvica è contraddistinto da molti
segni di infiammazione, come l’aumento del volume
e la più elevata concentrazione di linfociti e
macrofagi, in uno stato di maggiore attivazione. I
linfociti sono globuli bianchi il cui ruolo immunologico
consiste principalmente nella produzione di anticorpi,
mentre i macrofagi,costituenti del sistema immunitario
innato, sono responsabili dell’eliminazione dei
patogeni, delle cellule morte e delle scorie cellulari
presenti nell’organismo.
Esiste una ricca letteratura scientifica riguardo
alle caratteristiche specifiche del liquido peritoneale
(LP) nelle donne con endometriosi. L’aumento di
volume del liquido peritoneale è stata la prima
anomalia descritta in caso di endometriosi, correlata
alla gravità della malattia: l’aumento di
volume del LP - riscontrato in alcuni studi ma non in
tutti - avrebbe secondo alcuni autori valore prognostico
in quanto il volume medio del LP delle donne senza
endometriosi è significativamente più ridotto.
L’aspetto del liquido risulta di tipo emorragico
soprattutto a distanza dal periodo mestruale durante il
quale apporta il suo contributo un consistente reflusso
ematico, per cui il
volume del LP rivelerebbe, in una certa misura,
l’importanza della reazione infiammatoria.
Le modificazioni della popolazione cellulare nel
liquido peritoneale in caso di endometriosi sono quelle
il cui ruolo patogenetico è più determinante a causa
della loto funzione e per le sostanze che producono. Le
cellule immunocompententi costituiscono un contingente
cellulare rappresentato da macrofagi e linfociti
che scatenano la reazione peritoneale in presenza di
endometrio ectopico. Questa reazione si traduce da un
lato con la sintesi di sostanze che interferiscono con
le diverse fasi della fecondazione, e dall’altro con
l’aumento delle capacità fagocitarie delle cellule,
deleterio per la fertilità.
Nelle donne con endometriosi è quindi presente e ormai
ben documentata una disfunzione immunologica
regionale: le citochine peritoneali
pro-infiammatorie, i leucociti e le cellule endometriali
ectopiche interagiscono a livello locale creando un
ambiente nel quale più fattori del liquido
peritoneale (LP) risultano embriotossici giocando un
ruolo nell’infertilità associata a endometriosi anche
in assenza di aderenze pelviche o di altre alterazioni
anatomiche. Non solo
i macrofagi peritoneali, ma anche le lesioni
endometriali e le cellule mesoteliali di origine
peritoneale possono rilasciare citochine, che a loro
volta modulano la stimolazione di altre citochine e
chemochine che attraggono e attivano i macrofagi e
promuovono l’angiogenesi.
Le
analisi immunologiche
-
CA-125
(Antigene 125 del Carcinoma). Il test misura la
concentrazione sierica dell’antigene, che
normalmente nelle donne con endometriosi è
particolarmente elevata
-
MCP-1 (Macrophage
Chemoattractant Protein-1). Il test misura la
concentrazione sierica della proteina, che come il
MIH favorisce l’accumulazione dei macrofagi nella
cavità peritoneale
-
MIF (Macrophage
Migration Inhibitory Factor) è una citochina
pro-infiammatoria. Il test misura la concentrazione
sierica del fattore, di norma elevata nelle donne
con endometriosi.
La
terapia immunologica
L’obiettivo della terapia immunologica è di normalizzare
la funzione immunitaria aumentando la risposta
contro le cellule endometriali ectopiche. L’immunomodulazione
avviene con la somministrazione di interleuchina-2
(rIL-2) ricombinante, una proteina naturalmente prodotta
dal sistema immunitario, che stimola la crescita di
specifici tipi di cellule dei globuli bianchi.
L’interleuchina-2 agisce promuovendo la proliferazione
dei linfociti T attivati, l’attivazione delle cellule
B, l’aumento della citotossicità delle cellule NK (Natural
Killer) e la generazione di cellule killer attivate
dalle linfochine (LAK).
Torna
indietro |